Europa Sostenibile: un progetto da realizzare entro il 2020

La Commissione Europea, nella “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” stilata nel 2011, e comunicata al Parlamento ed al Consiglio dell’Unione Europea, pone un obiettivo importante e, direi, quasi irraggiungibile.

Entro il 2020, si auspica una Europa sostenibile, inteso nel vero e proprio senso, così come descritto dal Global Compact. È provato, perché nelle primissime pagine, la Commissione fa espresso riferimento ai tre parametri fondamentali per la sostenibilità: ambiente, economia, persone (per un ripasso: http://superius.it/primo-articolo-sostenibilita/).
Le premesse sono piuttosto inquietanti, e costituiscono il leit motiv che ormai sentiamo e diciamo da anni: la Terra è eccessivamente sfruttata, e “le fonti di minerali, metalli ed energia, così come gli stock ittici, il legno, l’acqua, i suoli fertili, l’aria pulita, la biomassa e la biodiversità stanno subendo pressioni, così come avviene per la stabilità del sistema climatico”, ed entro il 2050 “avremo bisogno complessivamente dell’equivalente di oltre due pianeti per sostentarci e le aspirazioni di molti di noi ad una migliore qualità di vita saranno disattese”. La situazione in cui siamo, ha una causa che contemporaneamente è anche un rischio futuro: l’economia. La crescita economica è stata da sempre l’obiettivo principale, senza tuttavia aver riguardo delle risorse utilizzate e sfruttate, senza attendere l’assestamento – di qualsivoglia natura – del contesto in cui viveva. L’economia è anche un rischio futuro: la scarsità progressiva di risorse, potrebbe causare, così come spiega la Commissione, un rischio sistemico a livello globale. Per “rischio sistemico” deve intendersi quel rischio che, a cascata, travolge tutti i contesti economici, e di conseguenza la nostra vita. Quell’effetto domino che abbiamo visto con la crisi – sistemica, appunto – del 2008. Scarseggiando le risorse, queste andranno inevitabilmente ad un rialzo di prezzo esponenziale, e saranno indisponibili ai più.
La trasformazione strategica che prevede la Commissione, interessa tutti i settori. La produzione di rifiuti, che deve interessare sia il produttore (questa volta, in modo più incisivo rispetto alla direttiva n. 2008/98/CE di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo: visita la pagina http://superius.it/il-rifiuto-itinerante/), sia il consumatore, il quale deve essere educato ad una scelta consapevole dei prodotti, al riutilizzo, ed al riciclaggio, fino a prevedere che “rifiuti residui siano quasi inesistenti”: obiettivo impressionante, se si considera che in questo documento, la Commissione dichiara che produciamo 2,7 miliardi di tonnellate di rifiuti, di cui 98 milioni sono pericolosi, e che solo il 40% dei rifiuti solidi viene riciclato, ed il restante 60% finisce in discarica o in inceneritore. Altro obiettivo, è quello di rendere efficiente l’impiego delle risorse, impattando a livello ambientale in modo molto ridotto. Il tutto, ovviamente, incentivando processi produttivi innovativi per le aziende, la ricerca (cosa che l’Italia, costantemente non fa) e adottando politiche – a mio parere – deflattive dei comportamenti non sostenibili, e ciò in modo indiretto: ad esempio, rendendo più stringenti le prescrizioni dei cosiddetti “Green Public Procurement”, cioè gli Appalti Verdi, per i prodotti che hanno un impatto significativo sull’ambiente. Ancora, valutando le opzioni per rafforzare i vantaggi commerciali a favore di prodotti veramente rispettosi dell’ambiente; valutando le misure per estendere la responsabilità dei produttori all’intero ciclo di vita dei prodotti che fabbricano, e azioni per ottimizzare l’utilizzo delle risorse a livello d’imballaggi. In verità, tutte queste ultime azioni erano già tra gli obiettivi del legislatore comunitario con la direttiva 2008/98/CE. La direttiva deve essere recepita dallo Stato membro entro due anni: quindi, entro il 2010. La “Road Map” di cui stiamo parlando, è stata emanata nel 2011. Onestamente, ribadire questi concetti, è sicuramente rafforzativo dell’intenzione dell’Europa, ma mi viene anche da dire che forse, ribadirlo, potrebbe voler dire non essere sicuri delle leggi fino a quel momento promulgate: e questo perché, solo per fare un esempio, quella direttiva lasciava liberi gli Stati membri nel caricare di costi il produttore. Qui, invece, con questa comunicazione, si palesa la volontà, che è sicuramente più incisiva, ma espone solo un programma.
Ci si propone, inoltre, di rafforzare la biodiversità, quale base fondamentale per gli ecosistemi in cui viviamo; di attuare pienamente tutti i piani di gestione dei bacini, di cui alla Direttiva Quadro sulle Acque, di cui ho già parlato (http://superius.it/lacqua-di-domani-lacqua-di-oggi/)
Anche l’aria è un bene considerato dalla Commissione, la quale dichiara – nel 2011, bisognerebbe capire oggi quali sono le stime – che i decessi prematuri a causa delle emissioni di inquinanti con le concentrazioni attuali di particelle fini, causano ogni anno 500.000 decessi prematuri, tra il territorio dell’UE e nei paesi confinanti. Aggiunge poi, che “è significativo che anche gli ecosistemi e l’agricoltura siano danneggiati dall’inquinamento atmosferico, con fenomeni come l’acidificazione, l’eutrofizzazione e i danni causati dall’ozono alla vegetazione. Il costo economico annuale nel 2020 è stato stimato a 537 miliardi di euro”. Anche il suolo è oggetto di analisi, per il quale è stato stimato un consumo di 1000 Km2 annui, tra costruzioni di strade, industrie ed abitazioni, constatando poi il fatto che il suolo viene di fatto “sigillato”. Non mancano le considerazioni sull’ambiente marittimo, sull’agricoltura (consumo, spreco di cibo e utilizzo di fertilizzanti). L’obiettivo del 2020 è sicuramente ambizioso ed onestamente, ma oggi, nel 2018, possiamo dire che è una scadenza impossibile da rispettare. Figuriamoci portare questa visione anche a livello internazionale, così come si auspica in questo documento…quando, ad esempio, il Protocollo di Kyoto è stato costantemente disatteso e procrastinato. Realizzare le tappe entro il 2020 per un’Europa sostenibile appare ancora un risultato lontano e credo che, purtroppo, entro il 2050 avremo veramente “bisogno complessivamente dell’equivalente di oltre due pianeti per sostentarci”: solo che, di Pianeta, ne abbiamo uno.

Per un approfondimento:

COMM(2011) 571