L’Europa, il cacciatore e il lupo

Il lupo, animale storico e per certi versi misterioso, oltre che abusato dai migliori narratori di favole al mondo (chi non conosce il lupo di Cappuccetto Rosso?), è – oggi – al centro di alcune discussioni. Due sono i profili che si sono palesati. Il primo riguarda la tutela del lupo sotto il profilo europeo, l’altro un contesto locale narratomi da un cacciatore, Presidente della Riserva Alpina di…un comune dell’Alto Vicentino. Procediamo a capitoli, quasi come i film di Quentin Tarantino.
L’Europa
Nel 1992, l’Europa emana la direttiva 92/43/CEE relativa alla “conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”. Lo scopo primario della “Direttiva Habitat” è quello di salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri (art. 2). Per raggiungere questo obiettivo nel corpo della direttiva vengono stabilite misure volte ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat e delle specie di interesse comunitario elencati nei suoi allegati. I termini “mantenimento” e “ripristino” fanno parte del termine più generale di “Conservazione”, di cui all’articolo 1 della medesima direttiva. Tra le specie, all’allegato II, compare il Canis lupus: il lupo.
Con la medesima direttiva, viene costituita una “rete ecologia europea coerente di zone speciali di conservazione”, denominata “Natura 2000”. La rete è sostanzialmente formata dai siti in cui si trovano i tipi di habitat naturali e delle specie, tutti oggetto di conservazione (quindi di “mantenimento” o “ripristino”). Alla costituzione di questa rete ecologia, contribuirà ogni Stato membro, in funzione della rappresentazione sul proprio territorio dei tipi di habitat naturali e delle specie, indicando le zone speciali di conservazione. Così, elencati gli habitat sia naturali che le specie da conservare, si crea la rete al fine di individuazione dei relativi siti destinati alle misure di conservazione (di nuovo: mantenimento o ripristino).
Parallelamente, nasce il Programma Life, un fondo europeo con lo scopo di migliorare, sviluppare una politica ambientale europea, co- finanziando progetti con l’ausilio dell’Europa. Nel 2007, con il Regolamento n. 614, si riorganizzano i vari progetti di stampo ambientale, e i vari strumenti finanziari, facendo nascere Life+ che, nel 2012, finanzia il progetto relativo alla conservazione del lupo (Progetto Life+2012). Il progetto si chiama Life WolfAlps (progetto da € 6.000.000,00, di cui poco più di 4.000.000,00 arrivati dall’UE), e di fatto è in perfetta linea con la direttiva del 1992 sul mantenimento o il ripristino della specie. Il beneficiario principale è la Regione Piemonte, mentre la Regione Veneto è beneficiario associato, insieme ad altre istituzioni. Il gruppo di controllo esterno a Life WolfAlps è il Gruppo Europeo di Interesse Economico (GEIE) Neemo, con sede legale in Friburgo (Germania), e monitora tutti i progetti LIFE, con l’ausilio – tra l’altro – di Ernst & Young. Facente parte del Gruppo, figura l’italiana Timesis srl.
Riepiloghiamo: l’Europa ha emanato una direttiva che mira al mantenimento o al ripristino di taluni habitat e specie, tra cui il lupo. Nascono: una rete che individua i siti per la conservazione, il Programma Life, divenuto Life+, che monitora e sviluppa le politiche ambientali europee, nonché finanzia i vari progetti, tra cui il progetto Life WolfAlps. Nel progetto (a pag. 139), sono individuate le zone interessate, tra cui l’Alto Vicentino (mentre il Parco della Lessinia è la zona principale).
Il cacciatore
Parlando della zona che è chiamato a gestire situata nell’Alto Vicentino, il Presidente della Riserva Alpina del comune di riferimento evidenzia alcuni temi fondamentali, richiamando comunque il ruolo essenziale del cacciatore (e, devo dir la verità, con profondo rispetto della natura e degli ambientalisti) cioè quello di funzione di equilibrio dell’ecosistema. Censendo sapientemente tutte le specie presenti nel territorio, la caccia ha la primaria funzione di equilibrarle, impedendo ad alcune di prendere il sopravvento sulle altre. Detto questo, e scusatemi ma ho voluto presentare la persona ed il suo “spirito”, egli mi fa presente che il lupo – in questa zona – manca da secoli. Già questo potrebbe essere un problema per la sua reintegrazione, perché l’ecosistema si è riequilibrato in sua assenza…è come dire che “il mondo è andato avanti” e che reinserire una specie in un ambiente che, di fatto, non è più il suo, potrebbe essere un problema serio. In secondo luogo, si rappresenta il fatto che la migrazione dei lupi (eh sì, più di uno) fino alla zona di cui si sta parlando, non è stata comunicata da nessuno, né si è avuto un passaparola come di solito accade. La conclusione è ovvia: sono stati reinseriti in loco. E tutto sommato – mi vien da dire -, questo pensiero è in perfetta linea con il concetto di “conservazione” della direttiva europea 92/43/CEE, per la quale il reinserimento è previsto.

Ciò che apprendo dal cacciatore, è una meravigliosa lezione sul delicato equilibrio naturale: pur ammettendo che il lupo è un indicatore sulla saluta dell’ambiente, e pur ammettendo che in certe zone (ad esempio negli Appennini) è stato addirittura utile per l’eliminazione dell’ “arrembaggio” dei cinghiali, non si deve dimenticare che la natura si compensa. La lezione è proprio quella del cinghiale sugli Appenini: negli anni – mi si spiega – il cinghiale si è abituato al lupo, ed oggi il primo tende ad attaccare per difesa.
Il problema è che oggi, a parte il fatto che i lupi della zona pare non siano migrati bensì rilasciati nel luogo, non si conosce né la storia dell’animale prima del suo rilascio (es. da dove proviene, se ha avuto contatti con l’uomo prima ecc) né come reagisce alla presenza umana. Insomma, la questione è delicata. Il Presidente della Riserva Alpina presenta un ulteriore aspetto. Negli ultimi anni lui e il suo gruppo hanno lavorato per una gestione consapevole dell’ “arte” venatoria, censendo e monitorando la selvaggina stanziale quali cervi, camosci, mufloni. L’equilibrio così creato tra le diverse specie, in modo che nessuna prevalesse sull’altra, e in modo tale che si preservassero, è stato rotto dalla presenza del lupo, scomparso dalle nostre zone da – pare – addirittura qualche secolo. Il risultato è un nuovo disequilibrio, che ha portato la specie del muflone – tra le altre – in seria difficoltà per la sua sopravvivenza, attesa la sua mancata conoscenza del lupo. Ciò che lamenta la categoria, è il fatto di non essere mai stati interpellati, né tantomeno coinvolti nel progetto in modo tale da dare un loro contributo: la loro conoscenza faunistica è ampissima. Essere interpellati avrebbe dato loro due possibilità: far capire gli equilibri di ciascuna zona di riferimento, e aver gestito le stagioni venatorie in modo diverso, in considerazione dell’inserimento – pare artificioso – del lupo. Eh sì, perché se fosse arrivato in zona per migrazione, allora l’ISPRA (Istituto Superiore Per la Protezione e Ricerca Ambientale), avrebbe dovuto avvisarli. In ultima, il cacciatore mi ribadisce che i nostri territori, per i tipi di specie ci sono, e la realtà agro-silvo pastorale, non possono convivere con il lupo.
Il Programma
Nel Programma sono previste varie attività. Dall’inserimento del lupo, il suo monitoraggio, come si muove, la reazione dell’habitat, fino alla pubblicazione di brochure sul tema, promozione di corsi agli agricoltori e allevatori su come relazionarsi con il lupo, facendo creare anche recinzioni elettrificate (a spese di chi?) o sull’impiego di cani da guardia, fino a finanziare studi sull’impatto socio economico, o studi su nuove tecniche per prevenire gli attacchi ai bovini – oltre a varie attività collegate –, quest’ultimi pari ad € 121.790,00 (pag. 163 del progetto). Oggi il Veneto dichiara di non partecipare ai prossimi progetti sul lupo: d’altra parte, il lupo è già stato reinserito ed è autonomo.
Mi sarei aspettata degli studi preventivi e non a posteriori – come invece pare – sull’impatto ambientale e socio economico del lupo: dove il lupo c’è già, l’attività è quella di “mantenimento”. Dove il lupo non c’è, allora si parla di reinserimento. Quanti soldi, e come è gestito tutto ciò? Quale coinvolgimento delle persone che conoscono il territorio? Cosa ne pensano i cittadini che vivono nelle zone di riferimento? Quale impatto socio economico futuro? Per quest’ultima domanda, dovremmo aspettare il dato alla resa dei conti.