L’Europa, la Regione Veneto e il lupo

Dunque, riprendiamo la questione lupo (prima di tutto devi leggere il mio precedente articolo sul tema al link http://superius.it/leuropa-il-cacciatore-e-il-lupo/#more-255  ). La notizia recente, data da un quotidiano online dell’Alto Vicentino ( http://www.altovicentinonline.it al https://www.altovicentinonline.it/attualita-2/fronte-unito-per-i-danni-da-lupo-in-veneto/ )

che riporta le dichiarazioni dell’Ufficio Stampa della Regione Veneto, è quella che vede l’omonima regione ritirarsi dal progetto Life Wolfalps, a pagare i danni subiti e a contribuire all’adozione di ulteriori sistemi di protezione del bestiame, oltre a sostenere i costi di adeguamento rispetto alla presenza del lupo già sostenuti dagli allevatori ed agricoltori: quei costi previsti nel progetto Life Wolfalps ai fini dell’adeguamento alla neo presenza del lupo. Oltre a ciò la Regione promuoverà “iniziative di informazione e formazione degli allevatori per prevenire le perdite da predazione”.
Insomma, si sta tentando di chiudere il recinto quando i buoi – meglio, i lupi – sono già scappati. Come si diceva nel precedente articolo di Su.Per.Ius, le misure di “adeguamento” della presenza del lupo si stanno adottando adesso, o comunque successivamente rispetto all’inserimento dell’animale nelle zone di cui al progetto Life Wolfalps. E in più si sta tentando di sistemare le cose, di correggere il tiro, a danni già fatti.
La Regione Veneto si impegna altresì a far approvare, a livello nazionale, un piano di gestione del lupo che preveda “anche la possibilità di contenere la popolazione alpina del grande carnivoro”. In sostanza, reintrodotta la specie così come da progetto, in armonia perfetta con la direttiva 92/43/CEE (coosiddetta “Direttiva Habitat”), oggi si sente l’esigenza di contenere la normale riproduzione del lupo, precedentemente reintrodotto per tramite del progetto Life Wolfalps (sulla reintroduzione del lupo, vedi il precedente articolo di Su.Per.Ius sul lupo…il link lo trovi all’inizio di questo articolo).
Ed è la Regione stessa che ammette, nel comunicato riportato dal quotidiano dell’Alto Vicentino, che il lupo manca nella zona alpina da secoli. Come ho già detto precedentemente il mondo “è andato avanti”: se da secoli il lupo manca nelle zone alpine, dagli stessi secoli l’ecosistema – soprattutto faunistico – ha un suo equilibrio dagli stessi secoli che ha visto il lupo assente.
Insomma, pare ne stia uscendo un pasticcio.
L’orientamento politico della Regione Veneto è quello di chiedere sia in sede nazionale che europea, una revisione della direttiva habitat e del piano di gestione, in modo da “poter avere più strumenti per contemperare le esigenze di tutela di una specie protetta, importante per l’ecosistema, con quelle degli allevatori che continuano a presidiare i pascoli e la montagna con la loro attività in quota”. E questa presa di posizione si coordina perfettamente con la precedente, che vorrebbe che venga prevista la possibilità di contenere la popolazione alpina del grande carnivoro.
Siccome la Direttiva Habitat tutela il cane lupo, tale per cui diviene impossibile contenerne la popolazione (insomma, ne è vietata la caccia), la Regione Veneto dovrà necessariamente trovare il sistema di chiedere e ottenere la modifica della direttiva europea. D’altra parte la sentenza della Corte di Giustizia ha già palesato la sua posizione con la causa C-342/05 con la quale ha condannato la Finlandia per aver autorizzato la caccia al lupo, che non era in uno stato di conservazione sufficiente, violando così le disposizioni della Direttiva Habitat.
Dunque, ricapitoliamo: le zone alpine venete non sono popolate dal lupo da secoli. Per effetto di un programma (il Life Wolfalpins), il lupo è stato reintrodotto, senza peraltro aver fatto formazione e informazione preventiva (vedasi, come già detto, il precedente articolo, ove è chiara la posizione dei cacciatori di una delle zone dell’Alto Vicentino). Ora i guai vengono a galla, ma il lupo non è cacciabile, tale per cui serve una modifica della direttiva, pena la sanzione da parte della Corte di Giustizia.
In ultima la Regione si impegna anche a monitorare la presenza di eventuali ibridi cane-lupo, nonché a coordinare gli organi competenti per affrontare il problema dei cani vaganti. Ci si chiede se gli ibridi cane – lupo rientrano nella direttiva 92/43/CEE.
Sia chiaro, non ci si schiera pro o contro il lupo, animale peraltro che si ritiene bellissimo. Ma piuttosto si vuole riflettere su come un programma di conservazione degli habitat e delle specie sia stato perfettamente coordinato e gestito, avuto riguardo delle caratteristiche sociali, naturali, economiche dei singoli ambienti.
Un bel guazzabuglio!